In anteprima per i lettori del mio blog , la prefazione al romanzo “Lo scrigno di Ossian” contenuta nella nuova edizione riveduta e ampliata per il decimo anniversaio della pubblicazione. 

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PREFAZIONE DELL’AUTRICE

La musica ha sette lettere e l’alfabeto venticinque note

(Joseph Joubert1)

Iniziai a scrivere Lo scrigno di Ossian quando avevo sedici anni e ne terminai la prima stesura a diciotto, tra i banchi di scuola. Sebbene la vicenda prenda lo spunto dalla storia dei miei antenati e dal paese in cui vivevano e nel quale io stessa ho vissuto per diversi anni, i personaggi e alcuni luoghi sono di pura fantasia. Certo non è un luogo di fantasia la Lucania, l’attuale Basilicata, ma chi vi cercasse la Lucania contadina o quella delle rivendicazioni sociali non la troverà fra queste pagine. Troverà, invece, un luogo vagamente sfumato e incorporeo, di solitudine, di lontananza e di riflessioni oniriche, in cui la natura indefinita e ambigua del protagonista affonda le sue radici.

Tuttavia le descrizioni di casa Ligerio rispecchiano piuttosto fedelmente gli interni di casa Scalese a San Mauro Forte (la casa dei miei antenati), e la cornice storico-geografica – i castelli della Baviera, la Germania nazista, la Notte dei cristalli – è basata sui fatti, che ho cercato di rappresentare con precisione, con tutti i particolari di fondo.

La coerenza storico-geografica è senza dubbio importante, ma credo che il senso di questo romanzo stia soprattutto nella musica. Quando cominciai a scrivere Lo scrigno, ero una ragazzina che aveva appena iniziato il suo percorso di cantante lirica e di musicista e il mio intento, allora, era quello di ricostruire un linguaggio che rispecchiasse, attraverso l’evocazione musicale, l’evoluzione interiore del protagonista – nato proprio mentre suonavo al piano un Lied di Schubert (Il sosia, Der Doppelgänger, quello che dà il nome al primo capitolo), – i cui moti dell’intimo sono scanditi dalla musica e scaturiscono da essa.

Mi premeva, perciò, che la punteggiatura riproducesse fedelmente le crome e le biscrome dell’anima, che i diminuendo e i crescendo del corso narrativo, così come le citazioni musicali, replicassero il variare dei destini, e che ogni virgola, come una pausa, scandisse certi silenzi interiori, in virtù di quelle arcane connessioni che legano i moti del sangue umano al suono musicale. Pensavo alla pagina bianca come a un pentagramma, rileggevo ogni riga per sentire se “cantava” e se quel canto era il canto del cuore di Andrea o il ruggito di Hans o il cupo lamento di Philipp.

Per questo motivo, in fase di revisione del libro per questa nuova edizione, si è discusso a lungo se spostare o no una virgola, se eliminare o meno un punto e virgola o un accapo, oppure se ridefinire la scelta di un aggettivo e la collocazione di un avverbio; e anche se una delle ragioni principali di questa riscrittura del romanzo sta nel fatto che si tratta dell’opera di una ragazza molto giovane, con tutti i problemi che conseguono all’esuberanza e all’imperizia della gioventù, alla fine si è deciso di intervenire con delicatezza sull’impianto originario: ogni cambiamento nella struttura “armonica e melodica” della frase sembrava riflettersi immediatamente sull’azione e sui personaggi, col rischio di snaturarli irrimediabilmente.

Se modifiche di rilievo ci sono state rispetto alla prima edizione, esse riguardano soprattutto la seconda parte del romanzo, in primis il capitolo “Il signore di Werdenstein” (la descrizione della serra tropicale di Philipp von Rosenberg, ad esempio, è notevolmente ampliata), i paragrafi finali e la definizione di alcuni personaggi minori.

Questo per dire che ci sono andata piano con le modifiche: la struttura delle frasi, il ritmo, il periodare, sono rimasti quanto più possibile coerenti rispetto alla prima stesura per non snaturare la concezione originaria del romanzo e serbarne intatta quella “musicalità” che mi sembra sia uno dei suoi elementi caratterizzanti, com’era negli intenti di  quell’adolescente che, seduta al piano, suonava Il Sosia di Schubert, e intanto vedeva al proprio posto un Andrea Ligerio innamorato che confondeva l’immagine di se stesso con quella della sua donna amata.

 Carmen Margherita Di Giglio

1 Filosofo francese (1754-1824) Citato in Maurice Toesca, Un homme heureux.

 

Cover Scrigno fronte 2

LO SCRIGNO DI OSSIAN

Lucania 1937 – Germania 1938. Respinto dalla donna amata, deciso a dimenticarla per sempre, il giovane pianista Andrea Ligerio si trasferisce in Germania per proseguire i suoi studi di piano. Qui conosce Philipp von Rosenberg, denominato “il duca”, potente e generoso protettore di artisti, che, con l’intento di favorirne la carriera, lo introduce nel suo castello di Werdenstein. Ma una volta entrato a Werdenstein, circondato da una corte stravagante e fastosa, il giovane scoprirà che non è così facile uscirne e che quel luogo, apparentemente incantevole, cela in realtà un segreto mortale. Nel vortice di una vita sfrenata, fatta di piaceri e di vizi, fra intrighi politici, occulti riti d’iniziazione e passioni proibite, Andrea, bello e innocente, smarrisce se stesso e perde la purezza, precipitando così in un’inarrestabile discesa agli inferi.

Il romanzo è gia disponibile per l’acquisto a euro 10,00 sul sito di Amazon.it .

Dettagli prodotto

  • Copertina flessibile: 320 pagine
  • Editore: Nemo Editrice (Nuove Edizioni Milano Ovest). Terza edizione (2016)
  • ISBN-10: 8898790414
  • ISBN-13: 978-8898790418

 

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