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el-doping-intelectual1Il primo a sollevare la questione del doping nell’ambito della musica classica e operistica fu il celebre violinista Salvatore Accardo.
“Credo che, purtroppo, anche nel nostro ambiente ci sia gente che prende qualcosa di più della creatina. Si vede e si sente, molte volte”, disse Accardo, rispondendo nel 1998 a un giornalista  del Messaggero, in riferimento a certe sensazionali dichiarazioni dell’allenatore romanista Zeman sull’utilizzo della creatina e di altre sostanze dopanti che i calciatori userebbero per potenziare la performance muscolare.

http://archiviostorico.corriere.it/1998/agosto/24/Ora_anche_lirica_parla_doping_co_0_9808244819.shtml

Dopo le dichiarazioni di Accardo, arrivarono subito, indignate, le smentite. In prima linea, il soprano Katia Ricciarelli: “Noi cantanti in particolare siamo persone fragili e credulone: saremmo disposti a qualunque inalazione lecita pur di star bene con la voce, ma, proprio per questo, siamo ben lontani dall’idea di assumere droghe, perché abbiamo bisogno di essere lucidi e di controllare il diaframma.”

Tutto fu messo a tacere fino al 2007, quando la questione fu di nuovo sollevata dal tenore wagneriano Endrik Wottrich, trisnipote di Wagner, che, durante il festival tedesco di Bayreuth, dichiarò pubblicamente: “Nessuno ne parla mai, ma il doping è diventato un fatto normale nella lirica. I solisti prendono farmaci betabloccanti per controllare l’angoscia, vari tenori prendono cortisonici per esser certi che la loro voce tocchi certi picchi. E l’alcol è roba comune. I livelli di stress nel nostro lavoro sono diventati intollerabili. Siamo costretti a viaggiare e a esibirci in continuazione, ci roviniamo anche per la paura di non essere all’altezza”.

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Le parole di Wottrich trovarono un’eco internazionale sulle pagine della Frankfurter Allgemeine Zeitung e dell’Observer, e a lui si aggiunse la testimonianza di Vesselina Kasarova. “L’opera lirica si sta cannibalizzando da sola” dichiarava il mezzosoprano bulgaro, “gli impresari pretendono troppo, e sono sempre di più quelli fra noi che usano i farmaci per reggere a un certo stile di vita, o la chirurgia plastica per migliorare il proprio aspetto fisico”.

Le affermazioni di Wottrich e della Kasarova furono confermate anche da alcuni degli “addetti ai lavori”, tra cui Angelo Gabrielli, manager di diversi artisti, il quale dichiarò: “Sono molti i cantanti che, per sopportare i ritmi infernali della lirica, ricorrono a farmaci, tipo il cortisone, all’alcol o al lifting delle corde vocali.” Insomma, come riportato sul Corriere della Sera: “Sui palchi della grande lirica ci si droga come sui tornanti del Tour de France.”

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2007/08_Agosto/21/oprea_dopata_come_il_tour.shtml

A tutt’oggi, l’allarme principale riguarda soprattutto “l’uso e l’abuso del cortisone, un immunodepressivo che ha effetti prodigiosi sulle corde vocali. Se avete una laringite ve la cancella in un attimo, se non l’avete, donerà più profondità e naturalezza alla voce: peccato che il miracolo passi presto, l’assuefazione no. Come pure le sue conseguenze collaterali, che comprendono amenità come: perdita della massa muscolare, obesità, affaticamento, miopatia da steroidi, osteoporosi, fratture ossee e vertebrali e un bugiardino lungo una ventina di metri.”

(http://iltlogdelladomenica.tumblr.com/post/10471931/il-doping-di-petto)

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Ma il moderno cortisone, spesso utilizzato insieme ai betabloccanti (sostanze capaci di abbassare la frequenza cardiaca, venendo così in aiuto nei momenti in cui la calma, il controllo del diaframma e il superamento della paura da palcoscenico possono fare la differenza), ha precedenti storici di riguardo. Partiamo dalle iniezioni di acqua distillata praticate da Lauri Volpi (un banale placebo?), per arrivare alla stricnina di Franco Corelli e Mario Del Monaco, somministrata in dosi infinitesimali “fortemente toniche per le corde vocali ma fatali per reni e sangue”, come fatale pare sia stato per José Carreras l’abuso di cortisone, probabile causa della sua leucemia secondo i medici.

Maria Callas e il verme solitario
Ma il precedente storico più famoso è sicuramente il  “verme solitario” di Maria Callas, quello che la celebre diva avrebbe ingerito in una coppa di champagne per propiziare il suo spettacolare dimagrimento (secondo alcune testimonianze, da 110 kg a 54 kg nel giro di pochi mesi!)

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La trovata della tenia è tutt’oggi utilizzata per giustificare l’abnorme e rapidissima perdita di peso della diva, a riprova che i “creduloni” di cui parlava la Ricciarelli non sono tanto i cantanti, ma si pretende che lo siano gli spettatori, cui vengono propinate tesi che niente hanno di scientifico e che, se potevano essere spacciate per buone presso l’inesperto pubblico degli anni ‘50, oggi, alle nostre orecchie ben più scaltrite, suonano totalmente ridicole.

In realtà, stando alla testimonianza del celebre regista Franco Zeffirelli (intimo amico della Callas, che conobbe a fondo Maria e le sue problematiche), pare che la diva assumesse anfetamine per “trovare le forze sia per il canto che per la dieta, mentre, per dormire e contrastare l’effetto delle anfetamine, era costretta a ricorrere a dosi sempre più massicce di barbiturici”.

http://archiviostorico.corriere.it/2002/settembre/17/Nella_mia_Callas_misteri_una_co_0_0209179195.shtml

P.S. Purtroppo, poco dopo la pubblicazione di questo post, l’articolo sopra linkato, tratto dall’archivio del “Corriere della sera”, 17/09/2002, è stato oscurato. Oggi è possibile reperirlo solo abbonandosi a pagamento all’archivio. Qui sotto, però, potete vederne lo sreen-sever.

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Le testimonianze del regista sull’utilizzo di sostanze stupefacenti da parte della Callas, sono suffragate dalle dichiarazioni del tenore Giuseppe Di Stefano e di sua moglie Maria, la quale, nel suo libro di memorie Callas nemica mia, afferma che la Callas facesse abuso di metaqualone, altrimenti detto quaalude, il temibile Mandrax, un potente antidepressivo con effetti allucinogeni, oggi ritirato dal mercato (avete presente la “droga di Wall Street”, quella che Jordan Belfort, il personaggio interpretato da Di Caprio nell’ultimo film di Scorsese, prendeva come fossero caramelle? E’ anche quella che, negli Anni Settanta, era chiamata “pillola della felicità”.) Oggi gli amici della Callas parlano di misteriose pillole gialle, rosse, verdi e nere (speed?), che, negli anni d’oro della sua carriera, la diva assumeva regolarmente durante i pasti (vedi a questo proposito il video dell’intervista a Vanda Ticozzi, amica di Maria Callas, min. 12.30).

Sempre secondo Franco Zeffirelli, l’utilizzo di droghe sarebbe collegato anche alla prematura e misteriosa scomparsa della diva.  Tra le altre testimonianze del regista in proposito , è possibile leggere la sua pagina Wikipedia in serbo-croato, dove è citato un articolo in cui il regista sosteneva che Vasso Devetzi, la pianista greca che negli ultimi anni di vita della Callas a Parigi era diventata la sua amica più intima, le somministrasse sistematicamente  anfetamine  e pillole per dormire. Qui il link alla suddetta pagina Wiki in croato dedicata a Franco Zeffirelli: https://hr.wikipedia.org/wiki/Franco_Zeffirelli

Zeffirelli supponeva che la Devetzi (morta nel 1987) fosse coinvolta in prima persona nel misterioso decesso della Callas, probabilmente per motivi di eredità.

Ancora Zeffirelli in un articolo de La Repubblica dedicato alla scomparsa della Callas: “Aveva 53 anni, e poco prima (della morte n.d.R.) aveva consegnato al suo diario parole come «niente felicità, niente amicizia, solo droga».” http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/12/03/la-mia-maria-una-casta-diva-vissuta.html

“La morte di Maria”, dichiarava ancora Zeffirelli, “fu attribuita a un attacco di cuore” (oggi si è fatta persino la stramba ipotesi di una dermatomiosite!) “ma in realtà non c’è mai stata alcuna autopsia (…). Il suo corpo fu cremato in fretta e furia. Forse per evitare esami autoptici?” ipotizzava il regista.
I medici constatarono una crisi cardiaca, ma corressero in seguito la diagnosi, affermando che la morte fu causata da un’embolia polmonare, conseguenza di enormi quantità di sonniferi, anfetamine e antidepressivi.

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Esiste, in effetti, un’intossicazione acuta da anfetaminici, una cosiddetta “overdose”, caratterizzata clinicamente da un quadro di insufficienza cardiocircolatoria acuta ed irreversibile che porta a un rapido decesso.
Ma quali sono gli utilizzi delle anfetamine e quali i loro dannosi effetti sulla salute? Vediamolo nel dettaglio.

Come agiscono le anfetamine
Secondo Wikipedia: “L’anfetamina è uno stimolante sintetico usato per sopprimere l’appetito; controllare il peso; trattamento di disturbi mentali e comportamentali compreso narcolessia e ADHD (sindrome da deficit di attenzione ed iperattività). È inoltre usata come stupefacente e per l’aumento di prestazioni fisiche (doping). Questi usi sono illegali nella maggior parte dei paesi. È una droga comunemente usata.

L’anfetamina causa dipendenza psicologica. Inoltre induce tolleranza, ciò significa che è necessario aumentare la quantità assunta per raggiungere gli effetti. Le sensazioni negative del down o discesa possono risultare insopportabili e, per superarle, si tende a riassumere la sostanza, senza aver atteso un recupero dell’organismo, con l’aumento dei rischi correlati. Possono verificarsi aritmie cardiache, crisi ipertensive, dolori toracici, infarti, ictus, disfunzioni ai reni e al fegato, convulsioni e arresto respiratorio. In alcuni casi si può verificare un aumento della temperatura corporea fino ad avere un colpo di calore (40-41°), può provocare allucinazioni, manie di persecuzione, disturbi paranoici e stress. La mancanza di appetito può portare alla diminuzione di peso e si può avere immunodepressione con un aumento della suscettibilità alle infezioni. Dopo un uso eccessivo si può avere un vero e proprio crollo psico-fisico con depressione e un sonno profondo che può durare anche più giorni. Si possono avere disturbi psichiatrici che possono sfociare in vere e proprie psicosi.”

Tra gli effetti psichici riscontriamo: “Riduzione della capacità di autocritica, sopravvalutazione di sé, megalomania. Al termine dell’effetto, senso di stanchezza e irritazione, dopo alcuni giorni insonnia e depressione. Ricorso a farmaci sedativi. La tolleranza si instaura quasi subito. La dipendenza è psicologica e si instaura in tempi rapidi.”

Negli anni ‘50 le anfetamine venivano assunte con molta disinvoltura e non se ne conoscevano ancora gli effetti nefasti sulla salute. Utilizzate come prodotti per il dimagrimento, in seguito fecero il loro ingresso come stimolanti in campo sportivo, soprattutto tra i ciclisti, e propagandate come droghe da sesso. “Dopo decenni di abuso, la FDA (Food and Drug Administration statunitense) ne ha vietato l’uso come stupefacente e l’ha limitata all’uso con prescrizione medica nel 1959. L’Italia è stata uno degli ultimi paesi europei a recepire la normativa. Oggi è invece fra le nazioni più restrittive e dopo il ritiro del Plegine nessun anfetaminico è in commercio. Nella classifica di pericolosità delle varie droghe stilata dalla rivista medica Lancet, le anfetamine occupano l’ottavo posto.” (Wikipedia)
“In ambito medico si è sfruttata la capacità di questi farmaci di inibire lo stimolo della fame per combattere l’obesità. I gravi effetti indesiderati a livello cardiovascolare, a fronte dei modesti benefici terapeutici, ne hanno largamente limitato l’impiego.
Nel doping si fa ricorso alle amfetamine perché riducono la capacità dell’organismo di percepire la fatica. Riducendo questo segno premonitore dell’esaurimento fisico, questi farmaci spingono l’organismo oltre i propri limiti. Tra gli sportivi, le amfetamine hanno causato più morti (per aritmie, aumenti improvvisi della pressione, infarti) di qualsiasi altra sostanza. Aumentano inoltre in modo rilevante l’aggressività.”

L’utilizzo del cortisone
Oggi l’utilizzo delle anfetamine è ritenuto illegale. Non così il cortisone, che tuttavia non è una droga, ma un ormone. Perché dunque utilizzarlo nel canto artistico e quali sarebbero i “benefici” in tal senso?
Vediamo cosa scrive in proposito, sul suo blog dedicato alla lirica, Enrico Stinchelli, regista d’opera e conduttore radiofonico.

“Il cortisone stimola la tensione, la tonicità delle corde vocali” dichiara Stinchelli “e quindi la sensazione di poter cantare in forma perfetta, con voce squillante e facile all’acuto. Un vero inganno, soprattutto per chi canta “male”, cioè senza una corretta tecnica di appoggio sul fiato e di immascheramento dei suoni. Il cortisone viene automaticamente a sopperire le tecniche deficitarie, una sorta di stampella momentanea per sopportare lo stress di una recita importante o di un impegno irrinunciabile. Il cantante finisce per attribuire al cortisone ogni virtù e la sua stessa sopravvivenza artistica: Bentelan, Deflan e altre “meraviglie” del genere, finiscono per diventare come delle caramelline per la gola, un vademecum fisso, recita dopo recita, impegno dopo impegno. È un vero suicidio, non solo fisico (danni enormi ai reni, alla circolazione, al cuore…) ma anche vocale, poiché una volta svaniti gli effetti del farmaco incantato sopraggiunge un immediato ipotono cordale, e cantando sull’ipotono si arriva agli edemi, ai noduli, ai polipi.

Come si riconosce un cantante che fa abuso di cortisone?

hairspray_immFacilissimo: lo conoscevate magro e asciutto? Ora è gonfio, almeno il doppio della sua stazza normale. Non faccio nomi perché è antipatico, ma basta che osserviate le fotografie di celebri tenori, soprani ec. all’inizio della loro carriera e dopo qualche anno: se li vedete gonfi potete star certi che non è per le fettuccine o la coca-cola!”

http://www.enricostinchelli.it/site/note/143-la-tecnica-delcortisone.html

Interventi chirurgici alle corde vocali e loro conseguenze
Del resto, la pressione per affrontare l’esecuzione a qualunque costo è intensissima. Nessuno vuole essere conosciuto nel circuito come il cantante che annulla perché è malato.

“Se dite che avete avuto un intervento chirurgico, è come se foste maledetti”, ha dichiarato il tenore Rolando Villazon al Telegraph, dopo un intervento alle corde vocali per rimuovere una ciste che lo ha obbligato al silenzio per un anno. Stessa sorte è toccata al soprano francese Natalie Dessay, che ha subito un intervento chirurgico a una delle corde vocali nel 2002 e un altro nel 2003, facendo ritorno sulle scene solo nel 2005. A loro due, in fondo, è andata abbastanza bene. Non è stata così fortunata, invece, Julie Andrews, non una cantante lirica ma una star del cinema inglese e celebre stella dei musical di Broadway. Le fu rimosso un nodulo da una corda vocale presso il Sinai Hospital nel 1997. L’intervento purtroppo non riuscì e lei non fu più in grado di emettere quelle note alte che avevano contribuito al successo della sua carriera.

Conclusioni
Oggi, come avrete capito, il cortisone impazza e, mentre in ambito clinico si cerca di fare di tutto perché i malati di LES ne evitino l’assunzione, a causa dei gravissimi danni biochimici che esso produce, i medici continuano invece a prescriverlo ai cantanti con la massima disinvoltura. E i cantanti, si sa, sono ambiziosi. Col risultato che “le iniezioni di cortisone girano con la facilità di un’aspirina.”

“Una grossa responsabilità va attribuita ai foniatri” afferma ancora Stinchelli, “troppo facili a consigliare questo rimedio. Sarebbe il caso di spiegare SEMPRE che è la tecnica a dover essere perfezionata, al di là di soluzioni chimiche.”

25679059-Open-hand-raised-Stop-Doping-sign-painted-multi-purpose-concept-isolated-on-white-background-Stock-PhotoNoi non possiamo che essere d’accordo con Stinchelli. Il cortisone non sostituisce la tecnica e una seria preparazione. Senza tecnica non si ottengono risultati duraturi, neanche trasformando l’individuo in una farmacia ambulante. E questo lo diciamo soprattutto a tutela degli artisti più giovani e di quelli più promettenti, affinché siano salvaguardati i veri talenti. Il successo e la fama possono arrivare solo con lo studio, la dedizione e l’impegno costanti, ma il cammino percorso è un cammino sicuro anche se faticoso, al contrario di altri sentieri collaterali, a prima vista più rapidi e invitanti, ma che celano insidie che possono segnare per un’intera esistenza.

Carmen Margherita Di Giglio

(Chi avesse informazioni, segnalazioni, commenti, testimonianze dirette o indirette sull’argomento, è pregato di scrivere SUBITO a info@carmendigiglio.com)

Fonti disponibili on-line:

http://www.enricostinchelli.it/site/note/143-la-tecnica-delcortisone.html

http://archiviostorico.corriere.it/1998/agosto/24/Ora_anche_lirica_parla_doping_co_0_9808244819.shtml

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/12/03/la-mia-maria-una-casta-diva-vissuta.html

http://www6.upcom.it/classicaonline/site/44_1_2.asp?id=4539&testata=Avvenire

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2007/08_Agosto/21/oprea_dopata_come_il_tour.shtml

http://archiviostorico.corriere.it/2002/settembre/17/Nella_mia_Callas_misteri_una_co_0_0209179195.shtml

https://hr.wikipedia.org/wiki/Franco_Zeffirelli

L’autrice

Carmen Margherita Di Giglio è direttrice e fondatrice di Nemo Editrice, soprano, docente di canto lirico e moderno, autrice dei bestseller storici Werdenstein , Lo scrigno di Ossian e La contessa di Calle e del trattato di floriterapia “Fiori di Bach per cantanti e artisti . Manuale di floriterapia per gli artisti e i professionisti dello spettacolo“.

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