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Non illegitimi te carborundum: «Non farti fregare dai bastardi». Questa massima pseudo-latina fu trovata sulle mura di un campo di prigionia e pare che fosse stata adottata come motto dai servizi segreti dell’esercito britannico durante la seconda guerra mondiale. In ogni caso, tutti gli artisti dovrebbero farne tesoro.

Parliamo di artisti. Ma allora chi sono gli illegitimi di cui discutiamo in questa sede? Secondo Stephen Vizinczey, scrittore, saggista e filosofo ungherese, autore del saggio Verità e menzogne in letteratura (Truth and Lies in Literature), si tratterebbe dei professoroni d’ogni tempo, i vari Saint Beuve che ci “inducono a credere nella reincarnazione multipla” (sarebbe a dire che, purtroppo, non muoiono mai).

Cito Vizinczey: « Il critico artista mancato è un luogo comune. La questione interessante è perché questi mediocri invidiosi arrivino a posizioni di comando nella burocrazia della cultura, a pronunciare sentenze di vita o di morte su artisti che cercano di farsi strada. La risposta sembra trovarsi nel disagio dell’establishment di fronte all’esuberante sicurezza del talento e all’autorità morale di artisti che presumono di giudicare la società con la loro intelligenza senza esserne stati incaricati da nessun comitato o commissione. Ciò costituisce una sfida nei confronti di tutti gli esperti designati, quindi il critico deve esser qualcuno in cui avere fiducia, non qualcuno che si lascia trasportare dall’autorità della verità e della bellezza. » (da Verità e menzogne in letteratura, Harper’s, giugno 1986.)

Con buona pace di quelli che, identificandosi con i mediocri in questione, strilleranno istericamente o con ostentata pacatezza che sono loro gli unici detentori della verità.

Per fortuna viviamo in una società democratica… O no? Quanto alla massima in questione, gli artisti che tengono ben presente questo avvertimento sopravvivono e, molto spesso, emergono. È il caso di Henry Beyle, meglio conosciuto come Stendhal: se avesse dato troppo peso alle critiche o, peggio, alla simulata indifferenza di Saint Beuve (il critico designato a emanare sentenze di vita o di morte sugli scrittori del suo tempo), forse oggi non avremmo potuto apprezzare le sue opere (sto parlando de Il rosso e il nero e de La Certosa di Parma, solo per dirne due).

Certo non si fece “fregare” Maria Callas, all’anagrafe Maria Kalogeropoulos, quando, ancora sconosciuta, dopo la prima audizione alla Scala fu stroncata dall’illegitimus del tempo, Mario Labroca, colui che decideva le sorti dei cantanti nel tempio dell’arte musicale italiana. Labroca sentenziò che Maria Kalogeropoulos avrebbe fatto meglio a ritornarsene in America perché il suo talento era praticamente “niente”. Maria Kalogeropoulos però non gli diede ascolto. Sappiamo tutti come andò a finire.

Questi illustri esempi c’insegnano a superare la smania di cercare l’approvazione altrui. Finché si è ragazzini tra i banchi di scuola, passi… ma quando si è adulti occorre aver acquisito un certo senso d’autonomia e autocoscienza (ciò che a scuola purtroppo non ci viene insegnato) per capire se quello che produciamo sia davvero c@cca oppure no… o se per caso non lo sia quello che ci propinano i media e i critici designati. Purtroppo molti di noi rimangono per sempre bambini: cercano ancora l’approvazione di mamma, papà e professore (alias l’editore o il critico di turno), e gli abili manipolatori speculano su tali insicurezze.

Concludendo, e con tutto il rispetto per le altrui opinioni, abbiamo il diritto di essere NOI per primi a decidere se quello che facciamo ha valore oppure no (dopo aver sviluppato onestà, umiltà e autoconsapevolezza, s’intende, ma questo è un discorso che proseguirò in altra sede) ed eventualmente a darci da fare per autopromuoverlo. Ciò non sminuisce affatto il nostro operato, ma, in un mondo dove la maggior parte di noi ha ancora paura di dire IO SONO e si affida acriticamente al consenso delle autorità esterne, sicuramente contribuisce all’affermazione di due qualità rare: il coraggio e l’indipendenza.

Milano (pubblicato il 08/07/2012)

© 2012 Carmen Margherita Di Giglio. Tutti i diritti riservati.

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