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«Tutte le rivelazioni tramandateci dalle Scritture sono state filtrate attraverso la mente umana, e la mente umana è un filtro che distorce. Vi è un’unica Legge che resta vera e immutabile ovunque ( …) l’Amore è l’unica legge, l’unica religione che ci lega da un capo all’altro di questo pianeta e dell’intero universo. L’Amore è l’inizio e la fine della Torah e di tutti libri sacri.» (da “Lo scrigno di Ossian – Trilogia nazista vol. I”)

Torah è una parola ebraica che significa insegnamento o legge. Con questo termine si indicano i primi 5 libri conosciuti col nome greco di Pentateuco (pente in greco significa cinque, teuchos significa libro), ossia la Prima parte dell’Antico Testamento  che espone le leggi date da Dio al popolo d’Israele e narra le vicende di questo e dell’umanità dalla creazione del mondo fino al ritorno in Palestina dopo l’esodo. Il Pentateuco è chiamato più specificamente Torah scritta, per distinguerlo dalla Torah orale, la tradizione rabbinica di interpretazione del testo sacro.

Con il medesimo termine, l’ebraismo indica anche la dottrina religiosa impartita da Mosè al popolo d’Israele. Lo studio della Torah, come compendio di istruzioni divine date all’ebreo, è uno dei principali precetti dell’ebraismo.

Il punto di vista ebraico è che la Torah sia stata dettata direttamente da Dio a Mosè e messa per iscritto prima della morte di Mosè; il punto di vista cristiano è che sia stata scritta sotto ispirazione divina.

I saggi del Talmud insegnano come la Torah, in particolare il Tanakh (Pentateuco) sia una storia che racchiude significati più profondi di quanto traspaia superficialmente infatti, essi affermano, potrebbero essere scritte storie più articolate ma la storia descritta nella stessa è una veste del significato recondito definito corpo, ossia il significato più profondo.

Alcuni studi moderni iniziati alla fine del XIX secolo affermano che il testo della Torah sembra essere stato redatto unendo differenti precedenti sorgenti: questa teoria è nota come Ipotesi Documentale, anche chiamata teoria [JEDP].

Secondo l’esegesi ebraica la Torah venne rivelata a Mosè e donata al popolo d’Israele sul monte Sinai, nel calendario ebraico nell’anno 2448 dalla Creazione.

Secondo la tradizione ebraica (e molte confessioni religiose cristiane più legate alla lettera del testo biblico), la Torah sarebbe stata scritta da Mosè in persona. Secondo l’esegesi biblica moderna, invece, dopo studi che sono cominciati nel XVIII secolo, il Pentateuco sarebbe una raccolta, formatasi in epoca post-esilio, di vari scritti di epoche precedenti. Ciò sembrerebbe comprovato da varie caratteristiche quali, ad esempio:

–       due racconti della creazione

–        due decaloghi

–        diversi nomi per Dio

–        diverse concezioni teologiche.

Il primo a formulare il contenuto di tale ipotesi fu Baruch Spinoza nel suo Tractatus theologico-politicus, pubblicato anonimo nel 1670. Anche Jean Astruc divulgò in forma anonima nel 1753 tale ipotesi. Quindi, agli inizi del XX secolo, lo studioso tedesco Julius Wellhausen, riordinando varie ipotesi, postulò la teoria documentaria, ipotizzando che alla base del Pentateuco ci siano quattro diverse tradizioni. Le tradizioni sono racconti tramandati nel tempo in forma orale e poi messi per iscritto. Dalle iniziali del loro nome la teoria è anche definita JEDP.

La fonte J (o Jahvista) e quella E (o Elohista) si chiamano così per il modo di scrivere il nome di Dio.

La tradizione Jahvista è originaria del X/IX secolo a.C. In essa, l’uomo e il suo mondo sono descritti con grande concretezza e con analisi dei conflitti interni del cuore umano. Dio è visto molto vicino al suo popolo ed in alcuni casi è quasi antropomorfizzato (quando ad esempio passeggia nel giardino dell’Eden). È poco interessata ai materiali storico/giuridici, chiama “Sinai” il monte e copre la storia fin dalle origini.

La fonte Elohista usa per la maggior parte dei casi Elohim come nome di Dio. Nella sua visione teologica, Dio è visto in modo più trascendente: parla dal cielo, appare nei sogni, appare come angelo.

La tradizione D (o Deuteronomista) è chiamata così in quanto dominante nel libro del Deuteronomio. Ha come fine principale intenti didattici riguardanti la Legge e sarebbe il rotolo che, ritrovato nel Tempio, diede il via alla riforma religiosa nel periodo post esilio babilonese.

La tradizione P (o Codice Sacerdotale – Priestercodex) raccoglie testi anche molto antichi, ma sviluppati in epoca post esilio. Riguarda essenzialmente norme liturgiche e rituali. È predominante nel Levitico.

Fonti: Enciclopedia Treccani.

Wikipedia

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